Karl Stengel: la musicalità del colore nel disegno della vita – di Giampaolo Trotta

Traduzione a cura di Barbara Sachs

Karl Stengel (Neusatz, 1925/09/18) può sembrare, a coloro che non lo conoscono o non lo, un artista “doppio” capire, manifestando contemporaneamente la dicotomia l’astratto e il figurativo. In realtà, in Stengel non c’è dicotomia, ma piuttosto due aspetti, nemmeno complementari, fusi in un unicum concettuale che, in alcuni lavori recenti, diventa fisico che, presenti insieme in uno stesso lavoro.
Nelle opere di sua sulla mostra qui da molti anni fa (risalente agli anni ’80), il “segno” e la predominante “design”. A, gesto espressionista pulita, che ha la sua origine nello stile grafico del tedesco George Grosz (1893-1959). I disegni che trattano rispettabilità borghese, con amara ironia e pungente quanto riguarda fobia sessuale e tabù religiosi, percependo anche nel fare l’amore di una prostituta il marchio della genuina libertà, al di là dell’immagine provocatorio e quasi “innocente”. Come in una galleria di ritratti di personaggi della società della Repubblica di Weimar descritta da Grosz, o in alcuni disegni a carboncino di taverne con bevitori immortalati da Ottone Rosai (1895-1957), l’originalità “tendenziosa” di Stengel non attira le figure, ma “spettacoli” di loro: figure archetipiche di una classe, o piuttosto di un modo di pensare e di vivere, cioè di essere nella società. Mai una linea di “punte” duro e, tuttavia, ridotto a una semplificazione scheletrico come in Grosz, ma più morbido, denso, solo a volte sintetizzato (come nelle figure ermae davanti ai loro schermi o, meglio, nelle sue scenografie sul stadio umano della vita), che aspirano ad essere emblematico. La linea che definisce le sue figure diventa impersonale, non individuale. I significati surreali e caricaturali sono viatica della ricerca della verità, la realtà, la libertà. […] I simboli della natura e della storia, come il cipresso, in piedi per l’immortalità, o la conchiglia, che contiene la vita prenatale come un utero materno, accompagnare i suoi figure emblematiche, talvolta larvale come bozzoli di farfalla in attesa di loro metamorfosi, esistenzialmente solo su la fase della vita. Arte, per Stengel, diventa uno strumento contro ogni forma di violenza e il tratto descrittivo astuzia e puntuale – evocando anche Marino Marini (1901-1980) 2 Per Tutte le prostitute del mondo – ha una concretezza iconografica che lo libera dal grido di espressionismo, anche mentre secernenti rabbia ironico e il disincanto. A differenza di Grosz nel suo periodo tedesco pre-americano, però, non vi è moralistica, politico e causticità rivoluzionario, ma piuttosto “puro” voglia di volare sulle ali della libertà, sulle note della natura, di quella natura che rende Stengel ancora oggi , a 87, un appassionato di “giovane” i cui occhi blu riflettono tutta la bontà e la purezza incontaminata della sua anima. Un’anima molto sensibile, non incline a una marea travolgente di discorso, che i tormenti di reclusione nei campi russi dopo la seconda guerra mondiale velate dietro tristezza malinconia, la tristezza che non gli impedisce di mantenere un gusto aperto e completo per la vita e per . la sua armonia
Armonia, anzi: perché è davvero la musica, sia che si tratti romantico o dodecafonico – in particolare da grandi compositori russi come Igor Stravinsky, Sergei Prokofiev, Modest Musorgskij o Sergei Rachmaninov – che, poetico e profetico, inonda le sue recenti opere astratte , evoluzione dinamica “zig-zag” da quelle grandi e solidi parallelepipedi del suo su accennato, a orizzonti in due o quattro colori, risalenti ai primi anni del 2000 e che richiamano Mark Rothko. Una vibrazione di linee e masse di colore che a volte ricorda l’astrazione di ritardo Mirò. . Un amore per la musica che lui – figlio di un musicista – ha sempre coltivato
Stengel segue i percorsi spaziali della musica: i suoi quadri diventano punteggi figurative che vanno oltre i limiti del l’aspetto visivo, verso l’obiettivo di una sinestesia, cioè di una proposizione insieme di due termini appartenenti a due sensi differenti, dove l’udito diventa vedendo. Come sinesteta puro, che vede i suoni e sente i colori, proprio come il pittore e musicista lituano Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (1875-1911), che percepisce suoni e colori, allo stesso tempo, o il compositore francese Olivier Messiaen Eugène (1908-1992) , che nella sua prefazione alle Trois liturgie descritti in dettaglio i colori che associato note della scala, accordi e timbri strumentali, lasciando fino alla musica per suggerire e ricreare questi.
Le perle della sensibilità spaziale straordinaria, piena di dinamismo sorprendente e luminosità interna. La sua non è astrazione, ma spaziale Poesia …
Stengel è sempre alla ricerca della verità, senza limiti e senza veli di censura, di una verità che, come la realtà, non assume una configurazione statica e prestabilito, ma invece è come quello prodotto dall’interazione di volontà dell’uomo. La sua apertura al futuro e assoluta accettazione del reale, che comporta la capacità di trovare, giocosamente e ironicamente, tutto ciò che è bello in ogni cosa e in ogni circostanza della vita, per mettere un universo a lungo considerato essere in crisi e in crisi in un luce positiva. Colore abbandona spesso ora l’energia costante e satura dei suoi dipinti “puramente” astratti per esporre modulanti livelli e gocciolanti macchie trasparenti eterei e acquosi, aloni intorno macchie e segni di gocciolamento; il tratto di matita (a volte arricchito con pastelli ad olio) delle figure acquisisce, in contrasto con il magma primordiale caotico dello sfondo, una sintesi più accentuata, ancorandosi con forza espressionistica ed emblematico per il candore dello spazio scenico minimalista che lo circonda e separa dalla eruzione cromatica dei suddetti ambiti di tutti sfruttando la dell’horror vacui et picturae sine colore. Opere come Dialogo 2, sono la sintesi iconica di questa mostra rumeno: uomo di fronte al suono dell’universo, della sua musica, al di là delle scenografie del mondo, Stengel che dialoga con il suo Ego e con la coralità visionaria del musica che emette simbolicamente da una chitarra appesa.